Spirito e Profumi sito nuovo ufficiale

Spirito e Profumi – nuovo sito web!

Carissimi tutti, è con gioia e molto piacere che vi comunico l’apertura del nuovo sito web ufficiale di Spirito e Profumi!

Sarà un luogo di condivisione di cultura, informazione e curiosità sul mondo degli incensi e l’utilizzo delle fumigazioni per il benessere personale nonché la crescita interiore.

Spirito e Profumi – il nuovo sito web ufficiale

Una delle novità principali del nuovo sito web di Spirito e Profumi è lo Shop online, già attivo, che conta diversi prodotti come incensi in grani, incensi giapponesi, incensi tibetani, incensi indiani e accessori per le fumigazioni.

A questo si aggiunge una sezione dedicata ai Corsi, seminari e workshop sull’arte dell’incenso, nonché un Blog dalla veste rinnovata che in futuro si riempirà di contenuti nuovi e appassionanti!

Questo blog, pertanto, che è stato uno splendido punto di partenza, non verrà più aggiornato ma resterà online finché i suoi follower non avranno preso confidenza con il sito nuovo.

Non mi resta quindi che lasciarvi l’indirizzo del nuovo sito web ufficiale di Spirito e Profumi augurandomi di rivedervi tutti là!

www.spiritoeprofumi.com

 

Stay (new website) incensed!

-Eraldo

Incenso ed Equinozio di Primavera

Fra il 20 e il 21 di Marzo ha inizio ufficialmente la stagione della Primavera. Nell’immaginario comune è evocativa di scenari romantici, delicati, carichi di passione e slancio per la vita.

Le giornate si “allungano”, le temperature iniziano a crescere e la Natura mostra i segni dell’esplosione imminente di fecondità e rinascita. Gli animali si destano dal letargo e le nuove gemme, i fiori, l’erba tenera sono l’evidenza dell’avvenuta unione tra il Padre Sole e la Madre Terra.

Nel giorno dell’Equinozio la luce e il buio raggiungono un punto di equilibrio, in cui la durata del è uguale (in lat. aequus) a quella della notte (in lat. nox). Secondo le culture antiche luce e buio rappresentano forze complementari necessarie al manifestarsi della Vita: fra le altre simbologie, sono legate alle attività di Sole e Luna, la cui alternanza regola i flussi di energia vitale sulla Terra, producendo i fenomeni naturali.

Per capire meglio il loro rapporto, sovrapponiamo il ciclo annuale del Sole a quello mensile della Luna: noteremo che entrambi si dividono in 4 fasi principali, ognuna con caratteristiche, funzioni e tendenze analoghe sia a livello generale (terrestre) che particolare (umano). Da ciò l’importanza attribuita agli assi equinoziali e solstiziali:

Assi Equinoziali e Solstiziali

Assi Equinoziali e Solstiziali

  • Il Solstizio d’Inverno è paragonabile alla Luna Nuova: le energie sono proiettate alla discesa nella materia, l’introspezione e la trasformazione. Si scruta il passato per cogliere l’essenza delle esperienze vissute e integrarla nel nostro presente come premessa per il futuro. Chiusi in noi stessi, lavoriamo sul cambiamento interiore. La notte supera di gran lunga il giorno;
  • L’Equinozio di Primavera è un parallelo della Luna Crescente: il nuovo ciclo avanza, le energie sono tese alla crescita e all’espansione. E’ il momento di guardare al futuro con idee fresche, progetti nuovi e voglia di realizzarli sulle basi comprese in inverno. Il giorno e la notte sono in equilibrio;
  • Il Solstizio d’Estate richiama invece la Luna Piena: è la fase di massima irradiazione energetica, in cui i progetti seminati d’inverno e iniziati in primavera giungono a maturazione. Concentràti sul presente, si gode appieno dei frutti delle proprie fatiche. Il giorno supera di gran lunga la notte;
  • L’Equinozio d’Autunno  conclude il ciclo, analogo alla Luna Calante: dopo l’euforia estiva è il momento di fare un bilancio del raccolto. Si valutano i frutti nel loro insieme, se ne scorgono pregi e difetti, si decide cosa conservare e cosa invece abbandonare. Rivolti al rapporto tra passato e presente, iniziamo a  ritirarci e a trarre conclusioni. Il giorno e la notte sono di nuovo in equilibrio;

In quest’ottica si comprende meglio perché le popolazioni Mediterranee consideravano l’Equinozio di Primavera il vero inizio dell’anno. Il rinnovamento che esso innesca nella Natura si trasmette anche alla coscienza dell’uomo.

Astrologicamente coincide con l’ingresso del Sole nel segno dell’Ariete (21 Marzo – 20 Aprile): qui l’astro esprime al massimo la sua potenza fecondante, nutrendo e rianimando ciò che era “morto” durante l’inverno: viene detto pertanto  in “esaltazione[1].

Il pianeta che governa il segno è Marte, caldo, secco e battagliero, mentre l’elemento associato è il Fuoco, simbolo di energia, attività ed espansione.

A livello interiore questo è un periodo ricco di possibilità da realizzare, anche se al momento incerte e indefinite. Abbiamo appena lasciato il segno dei Pesci, simbolo del caos primordiale ribollente da cui ancora non è nata la vita. Disponiamo cioè di una gran quantità di energie, vitalizzate dalla fermentazione invernale ma non ancora orientate verso obiettivi concreti.

Dobbiamo imparare a focalizzarle[2], prestando attenzione alle insidie del fuoco instabile d’Ariete: si accende con facilità, divampa in un batter d’occhio ma si estingue altrettanto rapidamente. Conferisce entusiasmo, grande volontà, ma anche dispersività e volubilità: le “idee brillanti” annunciate e mai realizzate, i progetti nati e accantonati per calo di interesse, gli amori travolgenti esauriti in fretta sono solo alcuni esempi di arietinità. Non a caso, la parte del corpo governata dal segno è la Testa (in làt. caput, che indica pure l’intelletto e per estensione l’inizio di qualcosa).

In Alto: Glifo dell'Ariete In Basso: (sx) Testa Ovina, (dx) Germoglio

Glifo e simboli dell’Ariete

Il glifo del segno riunisce perfettamente il concetto di rinascita all’assenza di stabilità: ricorda infatti una testa ovina dalle corna ricurve ma anche un germoglio appena spuntato dalle foglioline speculari[3]. Proprio come quel getto, i nostri intenti sono ancora fragili e senza radici salde: vanno nutriti e protetti come il più prezioso dei doni. Contengono infatti il principio e il potenziale sviluppo di qualcosa magari fondamentale per la nostra evoluzione. L’importante è stabilire una strada da seguire, procedere per piccoli passi e senza fretta di giungere al risultato.

In vista di questo lavoro che ho pensato di suggerire una miscela d’incenso e una breve meditazione proposta da Rob Brezsny, il geniale autore di oroscopi de “L’Internazionale”. Gli ingredienti scelti purificano l’ambiente, tonificano, calmano i pensieri e aiutano a rendere gestibili le emozioni irruente.

L’incenso si compone di:

  • 3 parti di Sandalo Bianco*
  • ½ parte di Canfora
  • ½ parte di Dammar o Elemi
  • ¼ parte di Chiodo di Garofano
  • 1/10 parte di Benzoino del Siam (opzionale)

Pestare tutti gli ingredienti in un mortaio dopodiché bruciare a pizzichi sul carboncino. Le dosi possono essere modificate a piacimento e gli ingredienti mancanti si possono sostituire o semplicemente tralasciare.

Si consiglia di usare sempre modeste quantità di Canfora, meglio se mescolata ad altri ingredienti: pura e in dosi eccessive può provocare irritazioni nei soggetti sensibili. Non esporsi ai fumi diretti e mantenere l’ambiente ben areato.

*Le quantità di Sandalo Bianco dipendono dal carboncino utilizzato: se sviluppa alte temperature, sono consigliabili 3 parti. Se al contrario è del tipo a rilascio controllato, si può scendere a 2 parti.

La strada verso l’obiettivo:

Scegliamo un luogo tranquillo, in cui ci sentiamo a nostro agio, nel quale poter rimanere indisturbati per almeno 15-20 minuti (o il tempo che desideriamo dedicare a questa pratica). Se ci fa piacere abbassiamo le luci e accendiamo una candela, quale simbolo della luce che ci farà vedere chiaramente il percorso da seguire.

Da essa accendiamo il carboncino e posizioniamolo nel brucia incenso. Se non abbiamo la candela possiamo utilizzare un accendino, un fiammifero, eccetera.

Prima di continuare, chiariamo che lo scopo della meditazione sarà di soffermarsi sui dettagli che emergono durante l’esercizio, analizzandoli nei loro diversi aspetti. Può essere utile quindi tenere sottomano un supporto (quaderno, bloc notes, file di testo) su cui annotare le proprie impressioni al termine della sessione.

Bruciamo un pizzico o due dell’incenso che abbiamo preparato: lasciamo che i suoi fumi ci rilassino, attenuino la nostra impulsività, ci rendano vigili e presenti a noi stessi.

Assumiamo ora una posizione comoda, seduti o sdraiati. Cerchiamo di rilassarci e di rendere regolare il respiro. Quando ci sentiamo pronti, visualizziamo di camminare verso un edificio mai visto prima: lasciamo che le immagini affiorino spontanee nella mente, formando lo scenario che vogliono e completandosi dei dettagli che preferiscono.

Accogliamole senza modificarle finché la visione diventa nitida e stabile: a questo punto osserviamo con attenzione. E’ giorno o è notte? Quanta luce c’è? Il clima è sereno o perturbato? Che sensazioni comunica un’atmosfera del genere? E l’edificio… com’è fatto? Che forma ha? Di che materiale è costruito? E’ antico o moderno? Che sensazioni proviamo a vederlo?

Ora imbocchiamo il percorso che conduce verso l’edificio. Com’è questo percorso? Di che materiale è (mattoni, pietra, legno, sabbia,…)? E’ sporco o pulito? Il tragitto per arrivare al palazzo è lungo o corto? E’ diretto o ha delle curve? Il terreno è pianeggiante o ha dei dislivelli (colline, montagne, dune…)? Il sentiero è sgombro o ci sono ostacoli? E’ continuo o presenta interruzioni?
Che sensazioni ci dà vedere questo percorso? Sono ansioso di arrivare alla fine o voglio godermi il viaggio?

Finalmente arriviamo all’edificio. Siamo giunti davanti alla porta d’ingresso, che però è chiusa a chiave: dobbiamo trovarla se vogliamo entrare. Concentriamoci quindi su dov’è e com’è fatta.
Ce l’abbiamo con noi? E’ in tasca o nei vestiti? Si trova forse in un altro luogo? La estraiamo dalla siepe, da sotto uno zerbino, è sopra lo stipite d’ingresso, …? E una volta estratta, di che materiale è? Che forma ha? Che sensazione ci dà questa chiave? Perché ha quella forma ed è di quel materiale?

Ora apriamo la porta ed esploriamo l’interno della costruzione. Dove siamo arrivati? E’ una sala, un giardino, uno spazio vuoto? Cosa c’è intorno a noi? Gli interni sono dello stesso materiale dell’esterno? Se non lo sono, cosa cambia? L’arredamento è sobrio, ricercato, fastoso, minimale o altro? Che sensazioni ci comunica questo tipo di arredamento?

Dentro l’edificio c’è luce oppure no? Se c’è, da che fonte arriva? Che sensazione ci trasmette l’atmosfera? Siamo a nostro agio oppure vorremmo andarcene il prima possibile?

Dopo aver meditato su tutti questi aspetti, quando ci sentiamo pronti possiamo terminare la visualizzazione. Lasciamo che si dissolva dalla mente e riprendiamo gradualmente il contatto con la realtà. Concediamoci qualche istante per realizzare che il percorso si è compiuto. Se il carboncino è ancora attivo possiamo bruciare un altro pizzico di incenso.

Annotiamo quanto abbiamo visto prima che sparisca dalla memoria, tralasciando il meno possibile.

La simbologia di quanto visto è la seguente: l’edificio rappresenta la prossima fase o l’obiettivo futuro del nostro cammino; il sentiero è il modo in cui intendiamo arrivarci, mentre la chiave simboleggia le capacità e le conoscenze necessarie a realizzarlo, se già le possediamo o se invece dobbiamo acquisirle.

Riflettere sui vari dettagli serve a dipingere un quadro d’insieme della nostra percezione. La visione forma inoltre una pietra di paragone per i mesi a venire: ripetendo l’esercizio a distanza di tempo potremmo notare alcuni cambiamenti, elementi nuovi, oppure delle modifiche nella proiezione del futuro

Non esistono versioni giuste o sbagliate, l’importante è prendere coscienza degli aspetti emersi senza volerli giudicarle. Evitiamo però di mentire a noi stessi sorvolando sui tratti che non gradiamo, adducendo motivazioni per giustificare eventuali mancanze, paure, indecisioni, eccetera. Lasciamo che la nostra luce e il nostro buio interagiscano fra loro fino a trovare un loro naturale equilibrio.

Per completare il tutto possiamo spegnere la candela, consapevoli che la coscienza interiore rischiarerà sempre il nostro cammino.

Se ci è possibile, concediamoci una doccia o un bagno caldo per ritornare alla dimensione del corpo, lasciando sedimentare il viaggio appena compiuto.

Stay (reinassance) incensed!

 -Eraldo

[1] Quando un pianeta è esaltato, in realtà, si considerano amplificate tutte le sue caratteristiche, positive e negative: lo stesso vale per i suoi effetti e gli aspetti con altri pianeti. Secondo l’astrologia classica il Sole si esalta in Ariete, la Luna in Toro, Mercurio in Vergine, Venere in Pesci, Marte in Capricorno, Giove in Cancro e Saturno in Bilancia.

[2] Una delle grafie del glifo di Marte è un cerchio da cui parte una freccia: una delle funzioni simboliche del pianeta è infatti quella di indirizzare (freccia) le energie del Sole/corpo/coscienza (cerchio) verso scopi precisi.

Marssign

[3] Altre interpretazioni vedono il glifo come la stilizzazione dell’utero oppure dell’eiaculazione maschile, entrambi simboli di fertilità, origine e continuazione della vita.

Incensi – Come riscaldarli

Riscaldare gli Incensi

Non tutti gli incensi amano il fuoco. Potrebbe sembrare un paradosso, ma non è così.

Il principio base degli incensi è che aroma ed effetti si diffondono attraverso i fumi, dunque è logico pensare che dovrebbero subire un processo di combustione. Ma non per tutti funziona in questo modo.

La resa aromatica e le azioni benefiche delle fumigazioni dipendono soprattutto dalle molecole aromatiche in essi contenute, come ad esempio gli oli essenziali, e che vanno preservate il più possibile per non alterare le loro proprietà.

Inoltre, l’intensità di profumo e di efficacia vanno dosate a seconda delle situazioni: talvolta si ha bisogno di azioni decise ed immediate, altre volte di un’atmosfera delicata che ci avvolga gradualmente.

Quindi, se da un lato il fuoco garantisce la volatilizzazione delle molecole, dall’altro non ci assicura che esse rimangano intatte. Per di più, alcune note di profumo potrebbero “scomparire” venendo sovrastate da altre (in genere di bruciato) a causa del troppo calore.

Il nostro obiettivo è quindi quello far evaporare pienamente le molecole aromatiche, senza però che queste vengano consumate o modificate. Ecco allora l’importanza di saper controllare le temperature a cui sottoponiamo gli ingredienti usati, oltre che le loro proporzioni.

Come riscaldare gli incensi

Esiste un metodo molto semplice per riscaldare gli incensi, che prevede l’utilizzo di una placchetta in carta stagnola che funzioni da isolante termico.

Per realizzare questo metodo abbiamo bisogno solo di pochi materiali:

  • Un brucia incensi
  • Carboncini
  • Carta Stagnola
  • Pinzette
  • (opzionale) Forbici

Incominciamo accendendo un carboncino. Quando l’accensione si è “innescata” (si sviluppano scintille sulla superficie del carbone che poi cominciano ad espandersi), poniamolo delicatamente nel brucia incensi ed allontaniamo entrambi, portandoli in un luogo aperto così da non inalarne i fumi.

Prestiamo attenzione a che le scintille non raggiungano qualcosa di infiammabile.

Nel frattempo prepariamo la nostra placchetta.

Tagliamo una striscia di carta stagnola sufficientemente alta (almeno 5 o 6 cm) e pieghiamola a metà per la sua lunghezza prestando attenzione di pareggiare il più possibile i bordi.

Striscia stagnola Prima piega

Ora prendiamo un lembo di questa doppia striscia e ripieghiamolo su se stesso: da questa operazione dipenderà la lunghezza della nostra placca.

Seconda piegaContinuiamo a ripiegare in questo modo fino a che otterremo una placchetta quadrata o rettangolare formata da diversi strati di carta stagnola.Terza piega

A questo punto andiamo a prendere il nostro brucia incenso, con il carboncino che sarà diventato ormai completamente grigio all’esterno: questo strato di cenere garantirà un ulteriore effetto isolante dal calore interno.

PlacchettaAiutandoci con delle pinzette (vanno benissimo quelle vecchie per sopracciglia) posizioniamo la nostra placchetta sul carboncino prestando attenzione a non ricoprirne tutta la sua superficie: la combustione ha bisogno di un apporto costante di ossigeno per poter proseguire.

Premiamo leggermente con le pinzette in modo da formare una lieve conca all’interno della placchetta.

Vedremo dei fumi innalzarsi dalla carta stagnola: si tratta della patina esterna di cui è ricoperta che sta bruciando. Attendiamo che si consumi totalmente in quanto emana un odore piuttosto sgradevole.

Placchetta e Carboncino

Possiamo quindi porre all’interno della conchetta gli ingredienti, le miscele o gli incensi che intendiamo utilizzare. Dal momento che il calore ricevuto sarà minore di quello da contatto diretto col carboncino, potrebbe volerci qualche istante affinché i fumi comincino a svilupparsi.

Riscaldare gli Incensi

Trucchi e consigli

  • Quando gli incensi utilizzati sono “esauriti” (cioè bruciati) possiamo rimuovere i residui dalla placchetta utilizzando le pinzette.
  • Maneggiamo la placchetta con attenzione, in quanto rimanendo a contatto col fuoco la sua temperatura è elevata
  • Di tanto in tanto ricordiamoci di rimuoverla totalmente in modo che il carboncino possa respirare
  • Con il passare del tempo il carboncino si consuma ed emana meno calore: sarà quindi sufficiente rimuovere la placchetta, levare qualche strato, e posizionarla di nuovo sulla brace in modo da trovare le temperature ottimali per gli incensi che vogliamo utilizzare

Stay (fire control) incensed!

-Eraldo

Incenso e Solstizio d’Inverno

winter-651050_1920

Natale è alle porte, e con lui si avvicinano la fine dell’Autunno e l’inizio dell’Inverno: quest’ultimo a livello astronomico è fissato tra il 21 e 22 di Dicembre.

Nelle tradizioni spirituali legate alla Natura questa coppia di stagioni rappresenta due fasi consecutive del medesimo processo energetico: la prima ci parla di declino e cessione della forza vitale a seguito del picco raggiunto in Estate; la seconda, invece, costituisce un’inversione di tendenza. In Autunno infatti vediamo le foglie ingiallirsi e restituire la propria vita all’albero che glie l’ha donata: cadono al suolo, marciscono, e il loro corpo si scompone nei nutrimenti utili alla pianta per affrontare il gelo.

L’Inverno al contrario è il nuovo inizio di un accumulo lento e costante di vita, che vedrà la luce con lo sboccio Primaverile. I semi piantati giacciono “nascosti” sotto terra in attesa di germogliare; molti animali sono già migrati verso luoghi caldi, mentre altri si chiudono in letargo aspettando che il Sole torni a splendere.

A livello allegorico la Natura stessa ci comunica che è ora di “rientrare nella terra/grotta”, ossia nel profondo di noi stessi: da qui possiamo recuperare le forze, attuare un inventario definitivo dei risultati ottenuti durante l’anno, e mettere ordine dentro di noi senza intromissioni esterne.

Il giorno del Solstizio d’Inverno il Sole raggiunge il punto più basso della sua eclittica, cioè la traiettoria apparente che compie attorno alla Terra: si “ferma” (Sol-stat) per circa 3 giorni, durante i quali sorge sempre allo stesso grado dell’orizzonte, generando le notti più lunghe dell’anno. Dal 25 Dicembre, però, egli riprende il suo cammino, recuperando gradualmente anche forza e vigore.

Da un punto di vista individuale, il Solstizio d’Inverno è l’inizio di una silenziosa metamorfosi della propria consapevolezza. In questo breve periodo il tempo cronologico e quello interiore appaiono sospesi, dilatati, quasi immobili. La coscienza attiva di cui il Sole è simbolo si riduce al minimo, e perde quasi del tutto la sua estroversione; crescono al contrario gli impulsi alla riflessione e all’introspezione, legati invece alla Luna e al pianeta Saturno.

Il Macrocosmo (sole-luna-saturno) del Solstizio d’Inverno si riflette nel Microcosmo (uomo) producendo il processo nel linguaggio ermetico è detto “morte e rinascita del Sé”. E’ chiaro ovviamente che non si parla di una dipartita fisica, ma piuttosto di un periodo di profonda trasformazione della coscienza che prevede l’abbandono di vecchie convinzioni per costruire nuovi paradigmi con cui affrontare la vita.

Capita all’improvviso di rendersi conto che qualcosa in noi “non funziona più”: le azioni e i pensieri di sempre non bastano più, e le risposte che portano non ci rendono appagati. Sembrano addirittura una lente che distorce la realtà, anziché aiutarci a interpretarla.

Quando ciò accade, è probabile che siamo nel punto di transizione fra la fine di un ciclo evolutivo e il successivo: tale passaggio non è istantaneo, ma ha al contrario bisogno di tempo e pazienza per maturare, e noi insieme a lui.

Dobbiamo fare i conti con noi stessi e lasciarci alle spalle le vecchie personalità e visioni del mondo, diventate ormai obsolete e un ostacolo alla nostra crescita. La difficoltà sta nell’abbandonare ciò a cui siamo affezionati e compiere un piccolo “salto nel vuoto”, con tutti i timori e le incertezze che ne derivano.

In nostro aiuto arrivano però i due segni zodiacali centrali dell’Inverno: Capricorno e Acquario. Entrambi governati da Saturno[1], pianeta dei cambiamenti lenti, radicali ma necessari, della “morte” e dell’iniziazione ai misteri della coscienza, inflessibile riduttore di tutto ciò che è superfluo.

Il Capricorno (22 Dicembre – 20 Gennaio), riunisce in sé la secchezza dell’elemento Terra, il freddo rigido della stagione invernale e l’austerità del suo pianeta di reggenza. Prende il nome da un animale mitologico dal busto di capra e coda di pesce, con quest’ultima attorcigliata su se stessa.

Ciò a simboleggiare che in questo periodo l’introspezione (coda ripiegata), l’analisi pragmatica e imparziale di noi stessi (terra-capra) devono predominare sulla natura emozionale (acqua-pesce) che troppo spesso ci porta a perdonare i nostri difetti con eccessiva indulgenza[2]: non a caso il Capricorno è opposto al materno e accogliente segno del Cancro. E’ il momento di ritirarci in solitudine, accettare la piena responsabilità sulla nostra vita e realizzare che noi e soltanto noi possiamo dare il via alla nostra vera trasformazione, con lentezza, pazienza e costanza.

Il glifo del Capricorno è l’unione di una testa caprina stilizzata e della coda di pesce ripie

Capricornvector

In alto da sx: Glifo del Capricorno, Stilizzazione, Serpentina d’ Alambicco

gata, sebbene in una sua versione ricordi anche la sagoma di un alambicco con serpentina, cioè gli strumenti necessari alla distillazione[3]. Simbolicamente suggerisce che la nostra evoluzione richiede almeno due cambiamenti di stato: il primo (da liquido a gas) per elevarci e abbandonare sul fondo dell’ampolla i residui pesanti; il secondo (da gas a liquido) per tornare alla nostra forma originaria, ma con una natura profondamente diversa: priva, cioè, di buona parte delle impurità interiori. L’unico ostacolo da cui dobbiamo guardarci sono i tipici difetti del segno, cioè rigidità o durezza eccessive, anaffettività e mancanza di empatia: esse ci rendono inamovibili, ermeticamente chiusi agli aiuti e impulsi esterni.

Libravector

In alto da sx: Glifo dell’Acquario, Realtà ondulatoria, Cooperazione

Il segno dell’Acquario (21 Gennaio – 19 Febbraio) ci aiuta a compensare questa tendenza. Egli è retto da Saturno ma legato all’elemento è l’Aria[4], che lo rende assai più incline alla condivisione e al cambiamento.

Il glifo è composto da una coppia di onde, simbolo tanto di dualità, quanto della natura intrinsecamente vibratoria della realtà.

Rappresenta quindi la tendenza acquariana a ragionare su livelli astratti, concettuali, quali il significato spirituale della vita, i valori nobili e universali, i principi di uglianzanza, equanimità e cooperazione. L’influenza del segno/periodo suggerisce che dopo l’ introspezione arriva il momento di aprirci al confronto con gli altri, allo scambio di opinioni e all’integrazione di visioni del mondo differenti dalla propria.

In questo modo possiamo verificare se i risultati prodotti sotto l’archetipo del Capricorno “funzionano davvero”, o in caso contrario rivederli e correggerli.

Un tratto importante dell’Acquario è la sua insofferenza verso le regole, i ruoli gerarchici e le strutture rigide: abbracciare questa visione significa introdurre nel lavoro interiore quel pizzico di “sovversività” necessaria a mettere in dubbio le nostre stesse idee cristallizzate, per scardinarle, tagliare i ponti col passato e progredire verso mete nuove. Il rischio da evitare legato al segno, però, è di non aborrire per partito preso qualunque forma di stabilità o criticare a priori qualunque soluzione definitiva, seppur momentanea. Essere flessibili è necessario, ma servono anche periodi di assestamento fra una “versione” di sé e quella successiva, in modo da concretizzarla.

Per allinearci al periodo ho pensato quindi di proporre una miscela d’incenso e un breve esercizio di meditazione. La scelta parte dal presupposto che la realtà circostante è una proiezione dei nostri pensieri, atteggiamenti e attitudini. Per cambiarla, è necessario lavorare sul nostro approccio alla Vita prima ancora che sulle situazioni stesse. Modificando il nostro modo di porci vedremo come gli eventi inizieranno ad adeguarsi di conseguenza, con meno sforzi e molta più naturalezza.

L’incenso si compone di:

  • 1 parte di Storace
  • ½ parte di Sandalo Bianco
  • ½ parte di Olibano
  • ¼ parte di Anice Stellato
  • ¼ parte di Canfora
  • 1/10 parte di Patchouli

Pestare tutti gli ingredienti in un mortaio e poi bruciare a pizzichi sul carboncino prima dell’esercizio, se si gradisce anche durante. Le dosi naturalmente si possono modificate a piacimento, e gli ingredienti mancanti possono essere sostituiti.

I Due Specchi – Morte e Rinascita di Sé:

Scegliamo un luogo tranquillo in cui ci sentiamo a nostro agio, e nel quale poter rimanere indisturbati per almeno 15-20 minuti. Se ci fa piacere, abbassiamo le luci e accendiamo una candela come simbolo della luce interiore e purificazione da raggiungere tramite il lavoro interiore. Da essa accendiamo il carboncino e posizioniamolo nel brucia incenso: se non abbiamo la candela possiamo utilizzare un fiammifero, un accendino e così via.

Bruciamo un pizzico o due dell’incenso preparato, così che il suo fumo aromatico si diffonda nell’ambiente. Lasciamo che ci calmi e favorisca l’introspezione, preparandoci alla discesa in noi stessi.

Assumiamo una posizione comoda e cerchiamo di rilassarci, rendendo regolare il respiro; quando ci sentiamo pronti, visualizziamoci in piedi all’ingresso di una caverna: siamo in leggera penombra, i dettagli esterni sono pochi e scarni.

Davanti a noi, nella grotta, una scala dritta conduce verso il basso, con un numero indefinito di gradini: facciamo un passo avanti e cominciamo a percorrerli lentamente, uno dopo l’altro. Mentre scendiamo, ad ogni scalino percepiamo come la realtà esterna diventi sempre più distante e ovattata, mentre l’attenzione e le percezioni interiori diventano più vivide e intense.

Percorriamo la scala per tutto il tempo di cui abbiamo bisogno, finché sentiamo di essere entrati completamente in noi stessi, in profondità.

Visualizziamoci ora giunti in un piccolo spiazzo, cioè l’interno della caverna: davanti a noi si staglia un grande specchio con una spessa cornice nera; prendiamoci tutto il tempo che ci serve per “costruirlo” mentalmente. Questo sarà il contenitore che accoglierà tutto quanto desideriamo abbandonare della nostra vecchia personalità.

Scegliamo ora un aspetto di noi del quale vogliamo liberarci, e proiettiamo all’interno dello specchio tutte le sfaccettature che quella situazione evoca: potrebbero essere atteggiamenti che assumiamo, reazioni automatiche che non desideriamo più avere, comportamenti altrui che non vogliamo più ricevere, sentimenti disarmonici legati ai risultati di quelle azioni (sofferenza, frustrazione, solitudine,…) e via dicendo. Proseguiamo in questo modo fino a saturarlo completamente.

In questa fase è importante rievocare pienamente a livello interiore ciò che suscita in noi ciò che stiamo proiettando; al tempo stesso dobbiamo visualizzarlo e visualizzarci sulla superficie dello specchio quanto più chiaramente riusciamo.

E’ molto meglio concentrarsi su un singolo aspetto per volta, arricchendo e completando la “visione” con più dettagli possibili ad esso relativi, anziché disperdere le nostre energie su troppi concetti approssimativi. Sarà comunque possibile ripetere la meditazione in futuro quando ne sentiremo la necessità.

Quando la superficie dello “specchio nero” avrà accolto tutti gli aspetti del nostro vecchio sé, visualizziamo di prendere in mano un grande e pesante martello: con esso, vibriamo dei colpi decisi allo specchio così da ridurlo in frantumi, rompendolo completamente senza che ne rimanga alcuna traccia, cornice compresa.

D’ora in poi non visualizzeremo né richiameremo più alla mente le scene che conteneva.

Al suo posto facciamo ora comparire un altro specchio, altrettanto grande, ma dalla cornice bianca. Quando sarà ben fisso nel nostro “occhio interiore”, proiettiamo al suo interno le nuove versioni che vorremmo dei nostri comportamenti, atteggiamenti, situazioni ed emozioni precedenti, visualizzandoli già realizzati nel presente.

Prendiamoci tutto il tempo che occorre: viviamo pienamente le sensazioni armoniche che emanano da ogni aspetto della nostra nuova realtà, ancor più allineata all’espressione della nostra vera natura. Anche in questo caso è importante percepire e proiettare quanto più chiaramente possibile la visione all’interno dello “specchio bianco”. Proseguiamo finché anche quest’ultimo sia saturo.

A questo punto focalizziamo e manteniamo ben stabile in noi e nella “seconda vista” l’insieme di quanto appena creato, per un lasso di tempo di almeno 5-10 secondi (o maggiore, se ne siamo capaci): dobbiamo in un certo senso assorbirlo in noi stessi.

Trascorso questo tempo, voltiamoci verso la scala da cui siamo scesi e cominciamo a ripercorrerla al contrario, senza fretta, fino a tornare all’ingresso della caverna: gradino dopo gradino la nostra attenzione interna si affievolisce e aumenta il ritorno alla coscienza ordinaria. Prendiamoci dunque alcuni istanti per abituarci alla fine del “viaggio” e riprendere il senso del qui ed ora.

Se il carboncino è ancora attivo possiamo bruciare un pizzico di incenso come conclusione alla meditazione. Spegniamo quindi la candela, consapevoli che la luce e la purifica di cui è simbolo sono sempre a nostra disposizione: è sufficiente sapersi ascoltare e correggere la rotta quando è necessario.

Se ci è possibile, concediamoci una bella doccia o un bagno caldo in modo da “dimenticare” quanto abbiamo appena vissuto, lasciandolo che si sedimenti: così facendo, il lavoro compiuto passerà infatti con gradualità dalla mente conscia a quella inconscia, iniziando la reale trasformazione che ci siamo prefissati.

E’ possibile che a seguito di questa meditazione l’elaborazione di quanto toccato lasci emergere in noi altre tematiche correlate, secondo tempi diversi per ciascuno: prestiamo quindi attenzione alle intuizioni e ai sogni che avremo nei giorni e nelle notti successive alla meditazione stessa, magari prendendone nota.

Se avvertiamo invece l’impulso lavorare ulteriormente su un medesimo aspetto possiamo ripetere la meditazione (senza esagerare) fino a quando sentiamo di essere totalmente in pace con la parte di noi che abbiamo “trasmutato”. Ricordiamoci che per cambiare davvero occorrono tempo e pazienza.

Stay (reinassance) incensed!

-Eraldo

[1] Il glifo di Saturno in una delle sue versioni è raffigurato come una Croce che sovrasta una falce crescente di Luna: ciò ad indicare che lo sviluppo della Natura e la nostra parte animico-emozionale (Luna) sono sottoposte a una severa disciplina, regole ferree e una lucida razionalità che va dritta al punto senza perdersi in fronzoli.Print

[2] Una seconda interpretazione del Capricorno è la co-esistenza al suo interno di una parte pragmatica (capra-terra), di una forte tendenza all’introspezione (coda attorcigliata) e alla vita spirituale (pesce-acqua).

[3] Secondo altre visioni il glifo del Capricorno rappresenta la fermentazione, cioè quel processo cioè in cui avviene la “morte” di una sostanza che viene nuovamente vivificata tramite la metabolizzazione (scomposizione-ricomposizione) ad opera dei batteri. Il risultato finale è una materia che compartecipa della natura di entrambi gli estremi: l’esempio più classico in proposito è il vino, nel quale gli zuccheri del succo d’uva si trasformano in alcool. Entrambe le simbologie riassumono perfettamente il significato del segno e del periodo in questione.

[4] Questa è la visione dell’astrologia “classica”; secondo quella più moderna, l’Acquario è retto da Saturno e da Urano, pianeta del progresso, della ribellione, della liberazione dell’io e separazione dai i vecchi schemi: il tutto avviene talvolta anche in modo brusco o repentino. Da esso il segno acquisirebbe i suoi tratti fondamentali, rafforzati dall’elemento Aria.

 

 

 

Incensi – Conservarli al meglio

Bastoncini

Quando parlo di incensi molte persone mi domandano se ci sono modi per conservarli al meglio, per evitare che deteriorino. La risposta è ovviamente affermativa, e riguarda non soltanto gli ingredienti sfusi o le miscele auto-prodotte, ma anche gli incensi già confezionati.

Spezie

Ingredienti sfusi: (da sx in senso orario) cassia, cardamomo, patchouli, canfora, chiodi di garofano, finocchio, olibano

Nel primo caso i tempi e gli accorgimenti per conservarli variano leggermente a seconda del tipo di ingrediente, della forma in cui lo troviamo e di come intendiamo impiegarlo.

In linea generale, le resine ad esempio decadono più velocemente se esposte a scarsa o eccessiva umidità, correnti d’aria, luce diretta, fonti di calore e così via. Lo stesso vale per foglie o fiori, solitamente piuttosto delicati.

Ingredienti invece quali legni, cortecce, semi, radici, ecc, sono al contrario un po’ più “resistenti”, specie se conservati in forma intera o pezzetti di varie dimensioni anziché in polvere.

Cassia

Cassia (cannella cinese) intera, in scaglie e in polvere

In questo modo infatti gli oli aromatici racchiusi dalle sostanze sono più riparati da processi di variazione, irrancidimento e soprattutto evaporazione. Al contrario, invece, se gli ingredienti sono già in polvere aumenta anche la loro tendenza a deteriorare.

Per gli incensi confezionati i motivi di una buona conservazione sono simili, seppur con alcune differenze. La questione centrale è capire se nella miscela sono stati aggiunti o meno oli essenziali in forma liquida, poiché essi evaporano più facilmente rispetto a quelli contenuti nei granelli di ingredienti.

Ciò accade in particolare con i più volatili come gli agrumati, gli erbacei (eucalipto, rosmarino,…), i floreali (lavanda, ylang ylang,…) e più in generale tutti gli aromi eterei (cardamomo, canfora, …). Quelli estratti da spezie, legni, radici o resine invece evaporano più lentamente, ma è comunque buona norma preservarli correttamente.

Gli incensi composti solo da ingredienti in polvere sono decisamente più resistenti, sebbene non vadano comunque “stressati” da condizioni ambientali inadatte. Si tratta infatti di prodotti d’origine vegetale, che hanno ospitato e conservano ancora una scintilla di vita e sono degli ottimi maestri: credo pertanto che vadano trattati con tutto il rispetto e l’amore che meritano.

Ecco allora alcuni semplici consigli per mantenere freschi e profumati nel tempo i nostri incensi:

Ingredienti sfusi e miscele

  • Riponiamoli in contenitori dalla chiusura ermetica, come i classici barattoli da supermercato, meglio ancora se in vetro oscurato, con tappo nuovo o pulito
  • Per proteggere ancor di più miscele o ingredienti possiamo riporli in una bustina di plastica prima di inserirli nel barattolo
  • Utilizziamo un barattolo per ciascun tipo di ingrediente o miscela: se cambiamo il contenuto conviene sostituire il tappo con uno nuovo o pulito, così da non mescolare gli aromi
  • Qualora dovessimo conservare più ingredienti insieme, facciamo in modo di imbustarli singolarmente
  • Conserviamo i barattoli in un luogo fresco, al riparo da luce, umidità eccessiva e correnti d’aria

Consiglio: se non troviamo i barattoli di vetro oscurato in alternativa possiamo avvolgere l’esterno (o l’interno) di quelli in vetro trasparente con un poco di carta stagnola

Barattoli

Bastoncini indiani, tibetani, giapponesi, conetti, spirali, ecc

  • Teniamo gli incensi chiusi nella propria confezione, non lasciandola mai aperta se non li utilizziamo
  • Quando vogliamo accenderne qualcuno estraiamo solo quelli necessarii, dopodiché richiudiamo la confezione
  • Conserviamo le confezioni in un luogo al riparo da luce diretta, calore ed eccessiva umidità

Consiglio: se spegniamo un incenso prima che sia terminato, prima di riporlo nella confezione assieme agli altri assicuriamoci di rimuovere l’estremità bruciata

Mazzetti d’erbe, legnetti, ecc

  • Riponiamo mazzetti e legnetti all’interno di un sacchettino o una bustina in plastica
  • Dopo aver fatto questo, se lo desideriamo possiamo riporli in barattoli di vetro (vedi sopra)
  • Se al termine dell’utilizzo non sono ancora consumati del tutto, dopo lo spegnimento cerchiamo di rimuovere il più possibile delle zone carbonizzate, dopodiché riponiamoli in una bustina di plastica
  • Evitiamo in questo caso di riporli a stretto contatto con altri tipi di incenso, in quanto potrebbero trasferire loro l’aroma di bruciato
  • Conserviamoli sempre in luogo fresco, senza troppa umidità, al riparo da luce e correnti d’aria

Consiglio: se i mazzetti o i legnetti sono nuovi, cioè mai accesi prima, possiamo in alternativa avvolgerli in un panno pulito e riporli in piccoli contenitori in legno, meglio se suddivisi per tipi

Stay (fresh fragrance) incensed!

-Eraldo

Incenso e Solstizio d’Estate

 

Tra il 20 e il 21 Giugno comincia per il calendario astronomico la stagione dell’Estate. Dal Solstizio d’Inverno (21/22 Dicembre), passando per l’Equinozio di Primavera (20/21 Marzo), il Sole ha gradualmente aumentato il suo tempo di permanenza nel cielo: le giornate si sono allungate, e con loro anche la potenza sottile della luce.

Il termine Solstizio indica etimologicamente una sosta del Sole lungo il suo percorso apparente nel cielo (dal lat. Sol = Sole, stat= rimane): nel nostro caso ci riferiamo dunque al picco massimo raggiunto in Estate, sia come “arco apparente” nell’eclittica, sia come capacità luminosa. Proprio come la Luna facendosi piena esprime al massimo la sua potenza creatrice, così il Sole estivo ormai maturo irradia appieno la sua forza vitale.

In Estate vediamo quindi maturare i frutti coltivati nei mesi passati, ed è è il momento di festeggiarli, goderne con gioia e celebrare l’abbondanza ricevuta in dono. I profumi, i colori e i sapori della Natura sono i più intensi in questa stagione: è irrefrenabile la voglia di cavalcare la vita, concentrandosi sul presente e allontanando tutto il resto.

A livello simbolico queste attitudini sono rappresentate dai due segni zodiacali centrali dell’Estate: Cancro e Leone, governati rispettivamente dalla Luna e dal Sole, gli astri responsabili della vita sulla Terra.

Glifo astrologico del Sole, che indica l'induazione di coscienza

Glifo astrologico del Sole (individuazione di coscienza)

Interessante è innanzitutto notare che Cancro e Leone sono gli unici due segni ad essere dominati da un unico pianeta, secondo l’astrologia classica, a differenza degli altri [1]. Ciò poiché il loro significato evolutivo nello Zodiaco è strettamente legato al processo di individuazione della coscienza, alla sua individualizzazione e di converso chiama in gioco il più conosciuto (e talvolta abusato) concetto di l’Ego.

Le tradizioni spirituali considerano l’Ego in molti modi: c’è chi lo vede come elemento da trascendere, chi come una “bestia feroce” da controllare per non cedere ai bassi istinti; altri ancora lo considerano un insieme di aspetti dis-integrati della personalità da reintegrare in se stessi per raggiungere maggior completezza.

A prescindere dalle singole differenze, ogni Via concorda nel ritenerlo il responsabile della percezione duale, cioè l’illusione di essere coscienze separate e indipendenti da ogni altra forma di vita.

Prima di proseguire con la descrizione dei segni, vale quindi la pena soffermarsi un attimo sul concetto di auto-coscienza, cioè il fenomento interiore che porta a riconoscersi come individualità definita, poiché da esso nasce la questione Ego.

Il termine individuo deriva dal latino (in + divido) e significa appunto “non separo”: oltre a questo, per estensione ci dice anche che un’unità compiuta perde di senso se le sue parti vengono frammentate o divise.

Nella scala evolutiva della coscienza, l’uomo è il primo essere dotato della piena capacità di auto-percezione[2]: è cioè in grado di riconoscersi come “unità senziente” e rendersi conto di essere al tempo stesso soggetto percipiente e oggetto percepito della manifestazione.

In questi termini, individualità allude al fatto che ogni creatura è espressione unica della Coscienza Cosmica, e in quanto tale irripetibile nelle sue caratteristiche.

Circolo del Sé (clicca per ingrandire)

Circolo del Sé (clicca per ingrandire)

L’Ego rappresenta quindi, per noi uomini, l’insieme dei talenti, delle abilità e delle inclinazioni di cui disponiamo. Ma è anche indice dei nostri limiti e delle lacune da colmare.

E’ inoltre il veicolo specifico che si interfaccia con il mondo esterno: in un certo senso è lo “specchio” (Luna) che riceve la nostra essenza spirituale (Sole) e la riflette all’esterno producendo l’immagine detta personalità.

E’ il nostro simulacro, che interagisce con quelli altrui: quanto più il nostro specchio è frammentato, tanto maggiori sono le distorsioni fra la fonte e il riflesso, che creano l’illusione delle differenze e l’opposizione Io/Tu.

Tuttavia, se mancassimo di Ego non potremmo comprendere su quali aspetti di noi intervenire, o ancor più importante non riusciremo a partecipare consapevolmente al flusso della Vita.

Lavorando su noi stessi possiamo infatti ridurre le “distorsioni” della personalità: l’obiettivo finale è quello di rendere l’Ego un puro canale della coscienza spirituale sul piano fisico.

Ed è proprio questo rapporto fra interno ed esterno, fra coscienza e personalità (oltre a vari altri aspetti) che viene descritto magistralmente dalla sequenza di Cancro e Leone.

cancer

Glifo astrologico del Cancro

Il Cancro (22 Giugno – 22 Luglio) è legato all’elemento Acqua ed è governato dalla Luna. Entrambe le associazioni rimandano al principio di ricettività, alla capacità di riflettere, alla sfera delle emozioni, dell’istinto e della psiche. Ma di converso anche alle “ombre” prodotte dalle percezioni soggettive, non di rado illusorie.

Il glifo del segno, con la sua doppia spirale stilizzata, allude al reciproco intimo rapporto fra realtà interiore ed esteriore. Dal punto di vista personale questo è infatti un ottimo momento per interrogarsi sulla propria identità, esplorare la propria sensibilità e capire quanto l’interazione con l’esterno rappresenti il nostro sentire interiore, o quanto al contrario sia riflesso condizionato degli stimoli ricevuti.

L’associazione del segno con lo Stomaco invita inoltre a domandarsi se “digeriamo” veramente gli eventi vissuti, traendone nutrimento per l’anima, o se al contrario ci rifiutiamo di elaborarli.

Il rischio del Cancro è infatti quello di rifugiarsi troppo nell’accogliente mondo interiore, di venire destabilizzato dalla marea di emozioni che non è in grado di gestire, o di essere indeciso nel prendere decisioni nette o nell’assumere ruoli definiti.

Glifo astrologico del Leone

Glifo astrologico del Leone

Il Leone (23 Luglio – 23 Agosto), al contrario, segno di Fuoco e governato dal Sole, rappresenta la piena espressione dell’Ego, nonché la sua proiezione consapevole sulla realtà esterna.

Come l’astro eliaco, infatti, attrira a sé le altre creature (simbolicamente, gli altri pianeti) grazie alla forza del suo carisma, e al tempo stesso le irradia di luce e vitalità.

Il glifo del segno richiama uno spermatozoo: l’unità fondamentale e attiva della Vita, costantemente in moto e che per sua natura tende a propagare se stessa. Quando l’archetipo del Leone è equilibrato siamo infatti in grado di esprimere il nostro pieno potenziale sia nel mondo che nei rapporti personali.

L’associazione con il Cuore indica spontaneità, coraggio, la generosità e l’ardore tipici del segno. Invita cioè ad agire secondo coscienza ma senza nascondere il nostro Io, rendendoci consapevoli di quale impatto abbiamo sul mondo. Dal punto di vista materiale è il momento giusto per consolidare la stabilità, puntare alla prosperità, ma soprattutto fare in modo che entrambe vadano a beneficio di tutti.

I rischi del Leone sono infatti di divenire egocentrico, scadere nella cupidigia, sentirsi superiore a tutti tramutandosi in un despota. L’umiltà di un cuore centrato lascia il posto alla presunzione, ai “deliri di onnipotenza” e alla chiusura verso il confronto con altri.

Proprio in vista di questo delicato lavoro di equilibratura ho pensato di proporre una miscela d’incenso e una breve meditazione ispirata da William Butler Yeats. Gli ingredienti utilizzati aiutano ad armonizzare gli aspetti lunari/emotivi con quelli solari/volitivi.

L’incenso si compone di:

  • 1 parte di Olibano
  • ½ parte di Mirra
  • ½ parte di Sandalo Bianco
  • ½ parte di Cassia
  • ¼ parte di Anice Stellato
  • (opzionale) 1/10 parte di Benzoino del Siam

Pestare tutti gli ingredienti in un mortaio e poi bruciare a pizzichi sul carboncino.

Le dosi si possono modificare a piacimento e gli ingredienti mancanti si possono sostituire o eventualmente tralasciare.

La visione retroattiva:

L’esercizio proposto ha come obiettivo il riconoscere l’azione e l’influenza di quello che Yeats definisce il “falso Ego”, ossia la personalità fittizia che contrasta con il nostro vero Sé.

Per fare ciò è necessario osservare noi stessi lasciando da parte ogni giudizio, positivo o negativo che sia: essere imparziali con noi stessi è un ottimo punto di partenza per il lavoro interiore.

Scegliamo un luogo tranquillo, in cui ci sentiamo a nostro agio, e dove possiamo rimanere indisturbati per almeno 15-20 minuti (o per il tempo che vogliamo dedicare a questa pratica). Visto il tipo di meditazione, sarebbe meglio eseguirla al termine della giornata.

Abbassiamo le luci e se ci fa piacere accendiamo una candela quale simbolo della luce spirituale che costantemente irradia la nostra coscienza. Da questa accendiamo il carboncino che posizioneremo nel brucia incenso: se non abbiamo la candela possiamo utilizzare la fiamma di un accendino, un fiammifero, eccetera.

Quando il carboncino diventa tutto bianco all’esterno (5 o 6 minuti) versiamo un pizzico dell’incenso preparato e lasciamo che i suoi fumi si diffondano, riscaldino le nostre emozioni e ci rendano centrati.

Assumiamo una posizione comoda, seduti o sdraiati, e rilassiamoci rendendo regolare il respiro.

Appena ci sentiamo pronti, iniziamo l’esercizio: l’obiettivo finale è quello di ripercorrere l’intera giornata procedendo però a ritroso, analizzando le situazioni, i nostri comportamenti, i pensieri e le emozioni provate, con un approccio distaccato e impersonale, quasi non fossimo noi i protagonisti della “visione”.

Torniamo quindi con la mente all’ultimo evento appena accaduto nella giornata e cominciamo ad osservarlo.

Procediamo con calma, senza fretta di passare al momento successivo. Soffermiamoci con cura sugli eventi, anche quelli che inizialmente sembrano banali.

Per ognuna delle scene domandiamoci: “Che cosa provavo/pensavo in questo momento? Cosa mi ha spinto a comportarmi in questo modo? Era veramente ciò che desideravo? Sono soddisfatto di com’è andata? Ero davveroio” quello che ha agito?”

A seconda della risposta, continuiamo con: “Perché ho agito in questa maniera? Quali reazioni ha provocato in me comportarmi in questo modo? Qual è stato l’impatto sulle altre persone, e più in generale sul contesto in cui vivo?”

Se abbiamo ottenuto qualche successo domandiamoci: “Grazie anche a chi/cosa sono riuscito a realizzarlo? Quanto ha influito l’aiuto delle persone o l’arrivo di sincronicità? Ho mostrato gratitudine verso di loro?”

Se invece pensiamo di aver commesso errori chiediamoci: “Quanta responsabilità ho avuto nell’accaduto? Era davvero necessario comportarmi così? Cos’avrei potuto fare in alternativa?”

Se vogliamo approfondire il livello di consapevolezza continuiamo a domandarci: “Con quali aspetti di me le situazioni mi hanno messo a confronto? Ho accettato o rifiutato di confrontarmi con loro? Qual è il vero motivo per cui ho agito così? Ho scelto in base al mio sentire o in base ad altro??”.

Cerchiamo di risponderci sinceramente, evitando di trovare giustificazioni per non voler vedere nostri eventuali difetti o debolezze: questi sono i veri punti su cui dobbiamo lavorare.

Quando abbiamo finito di analizzare in maniera esauriente un ricordo, proseguiamo con il penultimo nella stessa maniera, e continuiamo fino a giungere al ricordo del risveglio.

Terminato l’esercizio prendiamoci alcuni istanti per tornare lentamente nel qui-ed-ora. Se ci fa piacere possiamo bruciare un pizzico di incenso per armonizzare l’atmosfera.

Spegniamo ora la candela, rimanendo consapevoli che la luce della coscienza è sempre attiva dentro di noi. Possiamo anche prendere nota dei nostri progressi in una sorta di diario di lavoro.

Se ci è possibile concediamoci una bella doccia o un bagno caldo per ritornare alla dimensione del corpo e lasciar sedimentare il viaggio.

Stay (ego balancing) incensed!

 -Eraldo

[1] Ariete e Scorpione sono governati da Marte, Toro e Bilancia da Venere, Gemelli e Vergine da Mercurio, Sagittario e Pesci da Giove mentre Capricorno e Acquario da Saturno.

[2] Vegetali ed animali trovano infatti l’individualità tramite coscienza collettiva (specie, sciame, banco, stormo), o sebbene arrivino per evoluzione a sviluppare una certa percezione di sé non riescono comunque a riconoscersi completamente: basti pensare a cani, gatti o altri animali che non si riconoscono vedendosi specchiati.

 

Incenso ed Equinozio D’Autunno

pensatore

Fra il 22 e il 23 Settembre inizia per il calendario astronomico la stagione dell’Autunno. Diverse culture la considerano un lungo periodo di transizione tra il Solstizio d’Estate (21 Giugno), in cui il Sole ha raggiunto l’apice della propria luminosità, e il Solstizio d’Inverno (21 Dicembre) che al contrario vede il massimo prevalere della notte sul giorno.

L’Equinozio d’Autunno si trova nel centro esatto fra i due estremi, segnando il punto ove le due polarità si incontrano prima di tornare a separarsi nuovamente. Come già accaduto nell’Equinozio di Primavera (21 Marzo), la durata del giorno è uguale (equus) a quella della notte (nox) e le loro energie irradiano in perfetto equilibrio. Questa volta però ci troviamo nell’arco calante del ciclo Solare, il che conferisce un grande significato alla stagione autunnale: è infatti il periodo che più di tutti induce alla riflessione e alla valutazione consapevole di quanto abbiamo costruito fin’ora. Le soddisfazioni ottenute, quali progetti sono andati diversamente dai piani primaverili, in cosa divergono, quali aspetti di noi dobbiamo consolidare e quali invece vanno scartati perché ci sottraggono energie utili.

Web

In alto, da sinistra: glifo della Vergine e Vesica Piscis. Sotto: campi arati.

In Autunno dobbiamo individuare i legami energetici logori che trattengono la nostra forza vitale per poterla liberare e riacquisire, proprio come le foglie cedono la linfa all’albero da cui l’hanno ricevuta affinché resista al gelo invernale. E’ il momento giusto per depurarci dalle scorie accumulate nel primo semestre dell’anno, siano esse fisiche, emotive, psichiche o spirituali. Questo processo coinvolge tutti i piani dell’essere, e due segni zodiacali in particolare ci forniscono indicazioni su come svolgerlo: parliamo di Vergine e Bilancia.

La Vergine (23 Agosto – 23 Settembre) è l’ultimo segno estivo: durante la sua reggenza si vendemmia l’uva e si raffina il grano raccolto tra luglio e agosto, liberando i chicchi dalle parti esterne grossolane; ancor più importante, si dissoda il terreno per prepararlo ad ospitare le nuove sementi: ecco perché l’elemento attribuito alla Vergine è proprio la Terra.
La grafia del glifo richiama i solchi paralleli lasciati dall’aratro nel terreno, a fianco dei quali giace un piccolo seme pronto ad essere piantato. Un’altra interpretazione lo vede come il connubio tra una M, dalla Mèm ebraica legata all’acqua e al ventre, con una Vesica Piscis, simbolo femminile di accoglienza e fecondità.

Questa visione suggerisce che se il primo semestre dell’anno è stato rivolto all’esterno (Primavera – inizio dei propri progetti; Estate – espansione di Sé), i sei mesi successivi ci invitano a scavare in noi stessi per rinnovarci dalle fondamenta: per farlo abbiamo bisogno di costruirci un quadro generale delle componenti che più influenzano la nostra vita, come persone, eventi, obiettivi e via dicendo. In secondo luogo dovremo considerare le scelte compiute fino a questo momento, riflettendo con sincerità sulle vere motivazioni per cui le abbiamo intraprese. Particolare attenzione andrebbe posta su chi o cosa hanno coinvolto, in che modo ma soprattutto quali conseguenze hanno prodotto, sia positive che negative: tutto questo fornirà diversi spunti sugli aspetti di noi che possiamo conservare, quali vanno migliorati e di quali invece dobbiamo liberarci. In quest’analisi saremo supportati dall’archetipo della Vergine che dona accuratezza, oggettività e precisione; prestiamo solo attenzione a non cadere nei classici difetti del segno, cioè perfezionismo ed eccessiva attenzione ai dettagli: rischiamo infatti di rimanere bloccati sul percorso per timore di non aver esaminato tutto abbastanza attentamente.

Web

In alto, da sinistra: glifo della Bilancia e icona dell’oggetto. Sotto: Sole che cala all’orizzonte

Con l’Equinozio d’Autunno si entra nel segno della Bilancia (23 Settembre – 22 Ottobre), il cui glifo ricorda sia l’omonimo oggetto che un Sole al tramonto, quindi calante. Il suo archetipo ci parla di armonia a vari livelli: gli antichi lo associavano ai Reni, gli organi che hanno il compito di mantenere in equilibrio tutti i valori fisiologici del corpo e regolarne l’adattamento ai cambiamenti esterni. La funzione di mediatore è tipica dell’elemento Aria al quale il segno appartiene.
Simbolicamente parlando è il momento giusto per bilanciare gli aspetti individuali e di relazione della nostra vita; la chiave sta nell’attribuire una scala di priorità ai singoli elementi, così da decidere quanto tempo ed energie dedicare a ciascuno di essi.

Molto spesso, ad esempio, vediamo sfumare i nostri progetti per aver indugiato eccessivamente su questioni di poco valore anziché sui veri punti essenziali. Oppure al contrario ne portiamo avanti troppi in parallelo senza dar loro un ordine di importanza, finendo per non concluderne nessuno. Lo stesso avviene nei rapporti interpersonali, quando rispondiamo indiscriminatamente all’appello di chiunque richieda la nostra attenzione: il risultato logico è di trovarci senza risorse quando ne abbiamo bisogno, o di non averne a sufficienza per assistere chi è importante per noi o versi in seria difficoltà.

Essere dispersivi, concepire soluzioni creative ma poco realizzabili, curare l’estetica penalizzando il pragmatismo e perdersi nel mondo delle idee senza concretizzarle sono alcuni degli aspetti insidiosi della Bilancia dai quali dobbiamo guardarci con attenzione. D’altro canto, il suo influsso positivo ci insegna l’arte della giusta misura, ossia cercare un rapporto equilibrato tra tutte le istanze che ci vedono coinvolti, imparando a capire quando possiamo cedere spazio e quando invece è necessario conquistarlo o saperlo mantenere prima di scivolare in qualunque eccesso.

E’ proprio in vista del lavoro autunnale di stabilire e armonizzare le proprie priorità che ho pensato di proporre una miscela d’incenso e una breve meditazione proposta da John Matthews nel suo libro “Sciamanesimo Celtico” (ed. L’Età dell’Acquario).

L’incenso si compone di:

 

  • 2 parti di Sandalo Bianco
  • 1 parte di Mirra
  • 1 parte di Benzoino di Sumatra
  • ½ parte di Dammar
  • ½ o ¼ parte di Patchouli

Pestare tutti gli ingredienti in un mortaio e poi bruciare a pizzichi sul carboncino prima dell’esercizio, se si gradisce anche durante. Le dosi possono essere cambiate a piacimento, naturalmente, e gli ingredienti che mancano possono essere sostituiti o semplicemente tralasciati.

Il diagramma della vita:

Scegliamo un luogo tranquillo, in cui ci sentiamo a nostro agio, e in cui abbiamo la possibilità di rimanere indisturbati per almeno 15-20 minuti o per il tempo che desideriamo dedicare a questa pratica. Se ci fa piacere, possiamo abbassare le luci e accendere una candela quale simbolo della nostra energia che ci proponiamo di equilibrare. Da essa accendiamo il carboncino che posizioneremo nel brucia incenso: se non abbiamo la candela possiamo accenderlo con la fiamma di un accendino, un fiammifero, eccetera.

Bruciamo un pizzico o due dell’incenso che abbiamo preparato, così che il suo fumo aromatico si diffonda gradualmente nell’ambiente. Lasciamo che ci radichi nel presente sciogliendo le preoccupazioni per il futuro. Ci trasmette pace, obiettività e ci mette in contatto con la fonte della nostra forza.

Cerchiamo ora di rilassarci, seduti o sdraiati, rendendo regolare il respiro; quando ci sentiamo pronti immaginiamoci dinnanzi all’ingresso di una caverna, oppure sul limitare di una radura all’interno di un bosco. Entriamo nell’apertura o camminiamo verso il centro dello spiazzo: l’atmosfera che regna è calma e immobile. Camminiamo fino a giungere in un punto in cui sentiamo di poter guardare la nostra vita in modo obiettivo.

Tutto intorno visualizziamo la presenza di pietre sparpagliate sul terreno, e ognuna reca un simbolo (inciso, dipinto, in rilievo,…) ricollegabile in qualche modo al lavoro, al partner, agli amici, ai nemici, alle speranze e ai desideri… tutti elementi che formano un “modello” della nostra vita.

Iniziamo a raccogliere le pietre, una per una, e riflettiamo senza fretta su ciò che questi blocchi di edificio rappresentano per noi. Come vediamo i nostri rapporti? Il lavoro? I figli (per chi li ha)? Cosa cambieremmo se ne avessimo la possibilità? Quali sono i nostri desideri e le nostre ambizioni, e quanti ne abbiamo realizzati fin’ora? Consideriamo ogni pietra, soppesiamola fra le mani, sentiamo se è in equilibrio oppure se sembra voler rotolare, girarsi, eccetera.

Adesso, prendendoci tutto il tempo necessario, iniziamo a disporre le varie pietre in uno schema che ci piace. Può sembrare facile, ma ci scopriremo a trascorrere molto tempo spostando ciascuna da un posto all’altro prima di stabilire i rapporti esatti. Prestiamo particolare attenzione a quali sono facili da posizionare: forse le fondamenta? Quali sono in posizione centrale nello schema? E quali stanno all’esterno?

Quando abbiamo finito (concedendoci un ragionevole lasso di tempo) studiamoci lo schema finchè non diventi completamente familiare. Osserviamo la maniera con cui certe pietre sono in rapporto fra loro, il modo in cui alcune sembrano meno importanti di altre. Poi, con molta attenzione e lentamente, ritorniamo allo stato di coscienza ordinario e disegnamo lo schema in un quaderno, riportando i simboli come li ricordiamo e/o scrivendo a parole ciò che essi rappresentano.

Conserviamo il disegno per alcune settimane; se e quando necessario ripetiamo la meditazione e osserviamo se e come si è modificato. Che seguiamo o meno lo schema realizzato, abbiamo compiuto un importante passo verso la comprensione della struttura della nostra vita. Può darsi che impieghiamo più energia del necessario in certi aspetti della nostra vita, e meno in altri; è una questione di equilibrio, che dobbiamo per forza affrontare se ci proponiamo di seguire un cammino interiore.

A conclusione dell’esercizio vorrei sottolineare che per me questa meditazione non prevede risultati giusti o sbagliati: stiamo riflettendo sugli elementi che compongono la nostra vita in questo preciso momento, con le esigenze particolari che comporta. Ci saranno periodi in cui il lavoro è al primo posto, altri in cui sono gli amici o i familiari a meritare tutta la nostra attenzione, altri ancora in cui sentiremo il desiderio di creare o consolidare una coppia. Non c’è nulla di male nel concentrarsi a risolvere uno o pochi aspetti alla volta per un certo periodo, mettendo qualcos’altro temporaneamente in secondo piano: questo è il senso e l’efficacia di stabilire le proprie priorità.

L’equilibrio è un processo dinamico composto da molte forze diverse che si manifestano con tempi e ritmi diversi: quando sentiremo di aver bisogno di un nuovo schema, possiamo sempre ripetere la meditazione e ridisegnarlo a seconda delle nostre esigenze, così da ripristinare l’armonia.

Stay (harmony) incensed!

-Eraldo

INCENSO: Effetti Sottili ed Energetici – Parte 4

Incensi e profumi, come cristalli, erbe ed animali, seguono il principio Universale dell’analogia, ossia l’uguaglianza della funzione piuttosto che dell’identità: Ermete Trismegisto nella sua Tavola Smeraldina aveva già enunciato questo concetto con l’adagio «come in alto, così in basso».
541004_492684047433707_181114833_n
Quando leggiamo che il Sole celeste corrisponde al Cuore nel corpo fisico, non dobbiamo intendere un’identità tout-court, anche perché significherebbe possedere una Stella dalla temperatura di milioni di gradi al centro del petto. L’affermazione va interpretata piuttosto che, come il Sole celeste dal centro del suo sistema diffonde la sua energia e forza vitale sulla Terra tramite i raggi che emana, così il Cuore (“centro” del corpo) distribuisce il sangue (energia e forza vitale) a tutto l’organismo (la Terra) attraverso il sistema vascolare (i raggi). Naturalmente il principio dell’analogia vale anche se vogliamo trovare l’archetipo generale, cioè l’alto, a partire dall’osservazione di fenomeni terreni, o il basso.

Grazie a questa logica, dunque, possiamo affermare che l’effetto sul piano materiale delle sostanze combuste –rimandiamo alla parte 2 per approfondire- irradia analogamente sui livelli vibratori più tenui della materia, quelli che vengono chiamati piani sottili. Una resina purificante come la canfora, oltre ad esercitare il proprio effetto antisettico nell’aria, sarà adatta a rimuovere tutta la sporcizia energetica che si annida in un luogo e nella nostra mente. Fumigando con essa (così come con altri incensi quali mirra, benzoino del siam, chiodi di garofano, …) si contribuisce ad esempio alla dissoluzione di alcuni coaguli di materia astrale o mentale poco graditi: le larve come vengono chiamate in gergo. Si tratta di piccoli e deboli eggregora (forme-pensiero) generate da emozioni improvvise, violente, oppure stati psicoemotivi contingenti in un determinato periodo ripetuti per un tempo sufficiente da divenire stabili.
 

Se non vengono sciolti opportunamente innescano un processo di influenza reciproca sempre maggiore tra loro e chi ne viene in contatto, poiché tendono sempre ad auto-alimentarsi. In altre parole, in un luogo dove è avvenuta un’esplosione di rabbia improvvisa, tale emozione genera un “centro vibratorio” con impressa la frequenza specifica rappresentata dall’ira. Chiunque entri nello stesso luogo percepirà quest’informazione emozionale a livello di corpo astrale, cioè quello che presiede alla dimensione emotiva. Seppur al di sotto della soglia consapevole, per il principio di simpatia comincerà a vibrare alla stessa frequenza divenendo più irascibile nei pensieri e negli atteggiamenti senza apparente motivo: in questo modo apporterà nuova energia alla larva presente, aumentandone forza, stabilità e capacità di influenza.

I 12 meridiani della Medicina Cinese

I 12 meridiani della Medicina Cinese

Portiamo un secondo esempio: la resina d’incenso (olibano) nella farmacopea araba, ayurvedica e cinese è impiegata come antiedematoso contro gli accumuli di liquidi nel corpo. Fumigata in un ambiente, fluidificherà anche la situazione energetica aiutando a sciogliere o ammorbidire eventuali accumuli e ripristinando un circolo armonico.
Gli effetti si riflettono anche sui corpi sottili dell’uomo: lo stesso olibano, così come altri incensi come il copale, il sandalo bianco o l’elemi, vengono utilizzati per la pulizia energetica dei chakra o dei meridiani, dal momento che eliminano eventuali perturbazioni di flusso o vibrazione. Così facendo, l’intero sistema di canali nei quali l’energia si distribuisce all’interno del corpo viene depurato, restituendoci maggior vigore fisico, equilibrio emotivo e lucidità mentale. Per lo stesso principio d’analogia, infatti, la pulizia sottile ci aiuta ad abbandonare emozioni e pensieri indesiderati che sono la causa principale dello squilibrio nei centri energetici. Al contrario ci abituano a coltivare quelli positivi che li rinforzano e armonizzano, creando in questo modo un circolo virtuoso.

Anche l’esoterismo occidentale si avvale degli incensi quali supporto per il lavoro sulle energie esteriori e interiori, seppur con modalità diverse.
Il principio che sta alla base di pratiche come la spagiria o il lavoro rituale, è il riequilibrio dell’Uomo tramite connessione con gli archetipi universali, i quali agiscono tanto a livello spirituale, quanto a livello psico-emotivo che fisico. In questo senso, alcune tradizioni hanno sviluppato aspetti cerimoniali molto precisi e complessi, derivati dagli insegnamenti egizi, della cabalà ebraica o dal sistema filosofico ellenico. In ciascuna delle tre vie ogni elemento costitutivo dev’essere in rapporto armonico e sinergico con gli altri, primo fra tutti lo stato interiore di chi officia. E’ necessario infatti che egli sia allineato con le energie alle quali intende rivolgersi, così da costituire un “ponte” di passaggio grazie alla già citata legge di simpatia universale.

Le 12 costellazioni dello zodiaco

Le 12 costellazioni dello zodiaco

Oltre a questo si procederà allo studio delle disposizioni planetarie, del periodo dell’anno adatto, dei giorni e delle ore, così come della segnatura astrologicadegli ingredienti da fumigare. Come abbiamo visto, infatti, gli incensi generano rapidamente specifici stati mentali ed emotivi in chi li inala –rimandiamo alla parte 3 per approfondire-, il che li rende un ottimo supporto per modificare la propria frequenza vibratoria. Questo perché attraverso l’azione del fuoco si liberano l’energia e l’aura della pianta, che i fumi veicolano sottoforma di “messaggio vibratorio” al soggetto, all’oggetto o all’ambiente che ne vengono a contatto.
In questo modo è più rapido raggiungere la “porzione archetipa” di realtà della quale si vuol fare esperienza.
Per aumentare l’effetto delle fumigazioni, durante l’epoca medievale oltre ai vegetali venivano impiegati anche cristalli, minerali e parti (organi) di alcuni animali con corrispondenze planetarie adatte.
Va accennato il fatto che anche ad ognuno dei segni zodiacali vengono associati determinati incensi e profumi, che servono ad aumentare o equilibrare le caratteristiche specifiche impresse ai nati sotto quell’influenza.

Anche nella tradizione cabalistica ritroviamo concetti operativi simili: ad ognuna delle sephiroth, e a ciascuna lettera dell’alfabeto, è associato un incenso, che se impiegato consente di connettersi tramite meditazione alle qualità archetipe della sfera o del sentiero che si vuole indagare.
Le visioni o le percezioni che ne derivano possono essere diverse, come esperienze interiori di luoghi consoni al «carattere» della sephirah/sentiero, oppure di animali e/o figure antropomorfe che rappresentano simbolicamente i principi di quel particolare aspetto Divino.

Ciondolo cavo che racchiude erbe profumate

Ciondolo cavo che racchiude erbe profumate

E’ interessante notare come anche gli oli essenziali funzionino da elementi radianti tanto da poterne ricavare una sorta di “talismano: è possibile confezionarne alcuni semplicemente imbevendo un batuffolo di cotone nell’aroma desiderato e portarlo addosso cucito all’interno di un pezzetto di stoffa. In passato, invece, profumieri e gioiellieri collaboravano per creare ciondoli cavi e cesellati al cui interno venivano racchiuse ad esempio sfere di profumi solidi, in genere composti da olii e sostanze cerose. In questo modo, quando indossati, esercitavano la loro influenza sia a livello fisico, ossia difesa dagli agenti patogeni, e sia sottile agendo sui plessi psicoemotivi: attualmente si sta riscoprendo quest’antica tecnica che coniuga estetica visiva, piacevolezza olfattiva e utilità per la salute.

Concludiamo col dire che esponendo ai fumi degli incensi qualunque oggetto, esso viene investito e impregnato con l’energia sprigionata dalla combustione degli ingredienti, i cui effetti rimangono attivi anche dopo molto tempo, sebbene il profumo possa essere completamente svanito.

Stay (subtle effects) incensed!

-Eraldo

INCENSO: Effetti Emotivi e Mentali – Parte 3

Dopo aver trattato della storia e delle origini dell’incenso, ed aver descritto in via generale quali sono i suoi effetti fisici e materiali, è il momento di addentrarci dove il microcosmo si lega al macrocosmo: la dimensione emotiva, mentale e psichica.

"Brainstorming" di Michael Zhang

“Brainstorming” di Michael Zhang

A livello anatomico il senso dell’olfatto possiede delle dinamiche in gran parte ancora inesplorate: alcuni esperimenti hanno evidenziato come la percezioneolfattiva metta in funzione varie aree del cervello con frequenza e ordine caotici. In questo caso l’idea di caos non coincide con quella di «casuale», bensì allude a una logica di altissima complessità, in un processo del tutto simile a quello che avviene durante l’espressione del pensiero creativo.La scienza odierna non si è ancora pronunciata in modo definitivo su cosa sia a livello fisico un «odore»: secondo alcuni si svilupperebbe secondo la struttura molecolare, secondo altri (vedi studi di Luca Turin) la decodifica da parte dei recettori dipenderebbe dalla vibrazione emessa dalle stesse molecole. Per questo, al momento, riguardo alle reazioni che avvengono nell’apparato olfattivo ci si riferisce ai risultati della dissoluzione di sostanze volatili in uno strato di muco che permea l’interno delle nostre narici. Una volta disciolte, lo stimolo prodotto sarà codificato dai recettori, che produrranno gli effetti ai quali abbiamo accennato nell’articolo sugli effetti fisici e materiali. Ad essi va aggiunto che il sistema olfattivo è direttamente collegato alle parti più ancestrali del cervello: il sistema limbico, l’amigdala, la ghiandola pineale (epifisi) e ghiandola pituitaria (ipofisi).
Durante l’inalazione di un qualsiasi odore, quest’ultima si contrae istantaneamente rendendo possibile la commistione di più percezioni sensoriali: un determinato profumo, dunque, può richiamare alla mente un colore o addirittura un suono, ed è per questo che le fragranze in genere vengono divise secondo criteri cromatici o musicali come «tonalità» o «note» (vedi la struttura dell’Odophone di S. Piesse).Le note «di testa» sono quelle più alte, leggere, e le prime a colpire, quelle «di cuore» sono medie, poco più lente ad arrivare ma solide e corpose, mentre quelle «di fondo» sono basse, intense e danno stabilità e persistenza nel tempo ad un profumo.

Poiché le aree cerebrali stimolate dagli odori sono quelle da cui partono anche gli simoli istintivi e risposte emotive, la percezione olfattiva può legarli a particolari situazioni o persone. A seconda dell’intensità associativa, la memoria riporterà a galla tutto quanto è ad esso correlato in qualunque momento si dovesse ripresentare il medesimo odore: nell’inconscio, infatti, non esiste il concetto di tempo. E’ il motivo per cui alcuni incensi (vaniglia, cannella, storace, …) vengono definiti come “regressivi”, perché riportano la psiche al periodo dell’infanzia, quando ad esempio aleggiavano i profumi di torta o biscotti appena sfornati a casa delle nonne.

Tornando alla ghiandola pituitaria, nel sistema dei chakra essa viene associata all’Ajna o Terzo Occhio, sede dell’inconscio e delle facoltà mentali latenti dell’uomo. Oltre a ciò, questo centro funge anche da ponte verso il Chakra della Corona, associato invece alla ghiandola pineale, che se risvegliato porta a quello che viene descritto come stato di Illuminazione. L’epifisi è in grado di secernere autonomamente il neurotrasmettitore chiamato DMT (dimetiltriptamina), un alcaloide psicotropo prodotto naturalmente all’interno del nostro corpo, ma contenuto anche in alcuni tipi di vegetali conosciuti ed impiegati dalle tradizioni spirituali di diverse parti del mondo. In particolare, lo utilizzano gli sciamani dell’area amazzonica per preparare la famosa bevanda Ayahuasca, che ingerita induce stati di coscienza «altri» e visioni.

Dischiudere le porte della percezione

Dischiudere le porte della percezione

Lungi dall’essere così psicoattivo, generalmente, l’incenso può costituire un supporto per dischiudere l’ingresso delle dimensioni trascendenti: alcuni ingredienti come mirra, dammar, mastice, storace, anice stellato, eccetera, sono in grado di esercitare un effetto fortemente calmante sulla psiche e sul turbinio di pensieri dai quali è assediata, favorendo in questo modo la concentrazione e il raggiungimento vuoto mentale.
E’ questa la precondizione necessaria affinché avvenga dhyàna, termine sànscrito che indica l’evocazione prolungata nel mentale di immagini e simboli che rimandano a qualità o esperienze divine, in modo da poterle sperimentare, allinearsi ad esse e dunque assimilarle e interiorizzarle.

Durante l’assenza di pensieri, inoltre, è possibile allenarsi a ripristinare la comunicazione con il proprio Sé Superiore, ossia la scintilla che ci collega al Divino e con esso a tutti gli altri esseri viventi: in sostanza abbinando l’incenso alla meditazione è possibile amplificare i benefici che quest’ultima apporta nello sviluppo della consapevolezza.

Le modalità attraverso cui avviene tutto questo, però, sono decisamente soggettive: a livello energetico, infatti, la percezione e l’elaborazione di un profumo sono il risultato dell’interazione fra una vibrazione di fondo interna all’individuo e quella scaturita dall’essenza che viene diffusa nell’aria.

Ogni sostanza esercita di per sé un proprio effetto caratteristico sulla psiche, sul carattere e sull’umore, in genere analogo a quello che possiede sul piano fisico, e che contribuisce a inclinare gli individui e l’ambiente che impregna verso quel particolare tipo di atmosfera.

È logico però, che qualora le persone che ne entrano in contatto risultino disarmoniche con quella scaturita, oppure essa evochi in chi ne viene a contatto delle

La natura profuma per tutti

La natura profuma per tutti

sensazioni o pensieri a lui/lei sgradevoli, l’effetto può andare dal lieve fastidio, al rifiuto, sino addirittura al terrore. Ciò può dipendere, ad esempio, dalle associazioni di ricordi che questo individuo ha legato al profumo impiegato, oppure al fatto che esso ponga enfasi eccessiva su aspetti fin troppo sviluppati nella persona, o al contrario lo porti in zone della consapevolezza che non si sente di affrontare al momento.

Al contrario, i profumi e l’incenso trovano impieghi efficaci per rinforzare le idee e le associazioni positive fra situazioni, eventi, emozioni e stati dell’essere. In questo modo è possibile costruire una sorta di mappa aromatica della propria psiche, in cui segnare i luoghi mentali-aromatici nei quali tornare per trovare quiete, o recarsi qualora si necessiti di attingere, lavorare o sviluppare particolari aspetti di noi stessi.

Stay (emotional and mental) incensed!

-Eraldo

INCENSO: Effetti Fisici e Materiali – parte 2

Dopo aver trattato della storia e delle origini dell’incenso, passiamo ora a scoprirne gli effetti materiali.
 –
cavità nasale
In via generale le percezioni olfattive esercitano la loro influenza sulla respirazione, comportando istantaneamente un rallentamento graduale che può arrivare al suo arresto quasi totale nel caso di un odore fortemente sgradevole. A livello circolatorio, invece, il cuore aumenta i suoi battiti diminuendo però l’ampiezza delle contrazioni.
Nella ridotta superficie della mucosa nasale (di soli 5 cm2), si contano circa 12 milioni di peli e 20 milioni di recettori: questi ultimi sono divisi in “gruppi” i quali hanno il compito di distinguere e catalogare solo un numero ridotto di tipologie aromatiche. E’ però grazie loro interazione e comunicazione,cioè dalla commistione di impulsi elettrici che inviano, che il cervello è in grado di riconoscere diverse decine o centinaia di profumi.
Inoltre, studi dell’aromaterapeuta britannico Robert Tisserand pubblicati per la prima volta nel 1977 nel libro “The Art Of Aromatherapy”, hanno evidenziato che le sostanze odorose inducono le ghiandole endocrine della zona cerebrale a secernere specifici ormoni, a seconda di quali vengono inalate. Questi si traducono in messaggi emozionali, esercitando perciò una grande influenza sul sistema nervoso e su quello psicoemotivo, pur variando da individuo a individuo, come vedremo nella parte successiva.

A livello fisico più globale, invece, gli effetti dell’incenso sono in generale analoghi a quelli derivanti dall’utilizzo della medesima sostanza per altra assunzione: fumigare con la cannella o i chiodi di garofano, ad esempio, risulterà stimolante e rinvigorente per la mente e il corpo, mentre al contrario la mirra, lo storace o i fiori di lavanda risulteranno calmanti, distensivi o lievemente assopenti.
Così come per gli oli essenziali, esistono 3 effetti comuni a quasi tutti le sostanze naturali usate come incenso:

ChakraFigure-blog

I 7 chakra della filosofia indiana

 –
  • Antisettico e Antibatterico: eliminano cioè gli agenti patogeni presenti nell’aria e ne ritardano/contrastano la proliferazione
  • Espettorante: rinforzano l’apparato respiratorio e promuovono l’espulsione del muco
  • Tonico e Sedativo: a seconda dello stato psicofisico, è il corpo a decidere se un aroma serve a rilassare o a tonificare l’organismo


Grazie agli ormoni prodotti, ma anche e soprattutto alla vibrazione caratteristica di ogni sostanza impiegata, vale la pena ricordare come nella filosofia indiana vi sia una classificazione degli elementi impiegati nelle miscele d’incenso direttamente associata alla dislocazione dei chakra: durante la pratica yogica, infatti, l’utilizzo di fumigazioni è spesso presente quando possibile, poiché crea risonanza tra il profumo dell’ingrediente bruciato ed il chakra/plesso fisico/plesso psicoemotivo corrispondente, unendo insieme effetti terapeutici ed esperienze soddisfacenti a livello meditativo. Inoltre, la diminuzione del ritmo respiratorio dovuto all’inalazione dei fumi, come ad esempio avviene bruciando olibano, induce il meditante a concentrarsi sulla cadenza e la profondità del soffio stesso, nonché sulla modalità con cui introduce ed emette aria nel e dal proprio corpo. Nella medicina naturale, infatti, questa resina o il suo olio essenziale vengono impiegati nei casi di attacchi d’asma per regolarizzare la respirazione.

Resina naturale di canfora

Resina naturale di canfora cinese

Tutte le filosofie orientali considerano l’atto del respirare come il fondamento sia dell’essere umano che del lavoro per la crescita interiore: è il simbolo del flusso dell’energia cosmica in costante alternarsi fra due estremi opposti (inalazione-espansione, espirazione-contrazione), in un dinamico fluire l’uno nell’altro, che però trascende entrambi creando un’eterna «stasi».

Nella filosofia esoterica occidentale questa considerazione è invece ben nascosta, anche se per contro sono evidenti le indicazioni degli effetti sul fisico, strettamente legate alla segnatura astrologica cui l’ingrediente è sottoposto.

Le sostanze incense, poi, rilasciano i loro effetti tanto sul corpo di chi vi è esposto, quanto sull’ambiente circostante: gli ingredienti purificanti ad esempio, come la canfora, la mirra o il chiodo di garofano, possiedono potenti effetti antisettici e antibatterici, cicatrizzanti ed insetticidi, al punto tale che venivano impiegati all’interno delle sale operatorie per sterilizzare l’ambiente prima degli interventi (assieme allo zolfo).


Stay (material effects) incensed!

Eraldo

LINK:    INCENSO – Parte 1;   INCENSO – Parte 3;    INCENSO – Parte 4